Drammatico, Svezia, 1951, 154 minuti.
Uppsala. Il vecchio Lasse vede suo nipote affogare nel torrente davanti casa, ma non esce a salvarlo perchè fuori fa troppo freddo. Dieci anni dopo avverte un leggero senso di colpa, per lenire il quale affonda un coltello rovente nella betulla più bella e fragile del bosco. Lì incontra Fiodora, una suora dagli zigomi incalliti per le troppe lacrime, a cui un Dio malevolo e burlone ha affidato l'ingrato compito di predicare Castità fra i suini selvatici. Segue un' angosciante silenzio introspettivo di un'ora, poi un muto ping-pong di espressioni alienate; infine ognuno torna alle proprie faccende, ancor più convinto del misero squallore senza scopo a cui è destinato ogni singolo prigioniero di questo orrendo mondo. Film tetro, cupo. Lascia però un piccolo barlume di speranza nella scena finale, quando un orfano monco e consumato dalla tisi guarda dritto lo spettatore e pronuncia la famosa frase "Ogni nascita è un tremendo lutto".
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